installazioni

Sola lì rimase Speranza

2019

 

Installazione in plexiglass su base di legno, vaso all’interno in cristallo con piedistallo in argento ossidato.

 

di Roberta Maola e

Katerina  Anagnostopoulos, Sergio Angeli, Stefania Angeli, Fabio Benincasa, Florinda Barbuto, Federica Barbarino, Gloria Belloni, Jacopo Benci, Tomaso Binga*, Lelio Bizzarri, Tiziana Boscagli, Mihaela Bojog, Lavinia Brugiotti, Francesca Romana Buccilli, Valeria Cademartori, Valentina Caleca, Carolina Cambatzu, Ivana Cangialosi, Gevy Cao, Ferdinanda Cargoni, Marcello Carmine, Daniele Catamerò, Lucilla Catania, Rosaria Cavallaro, Marina Cecchi, Silvia Chiavacci, Laura Cianca, Sara Cisamolo, Daniela Cocco*, Francesco Combi, Eva Consalvi, Nicola Consalvi, Mario Coppola, Patrizia Corgnali, Stella Cortese, Stefano Crispino, Edoardo Crognale, Dario D’Achille, Lavinia D’Achille, Manuela D’Agostini, Valeria Defina, Giorgio De Finis, Aurora De Leonardis, Giulia Del Papa, Claudia Del Vecchio, Giuseppina Del Vecchio, Ada-Barile Denis, Paolo Di Nozzi, Paolo Di Vetta, Paola Ercole, Roberto Fanelli, Giuseppe Femino, Anna Fioretti, Nadezda Fursova, G. Rosaria, Francesca Galloni, Tonka Ganceva, Anna Maria Garofalo, Matteo Giuntini, Sean Gleason, Carlo Gori*, Roberto Gramiccia, Giorgio Grandi, Lucia Grosso, Irma Guerra, Italia Guerris, Joy Gutierrez*, Henry, Caterina Iacomelli, Kostantinos Iliakis, Serena Iliaki, Dan Iordachescu, Francesco Jacovacci, Meyer Journo, Mohamed Ali Khalfaoui, Giovanna Laccone*, Michela Lardieri, Aldo La Rosa, Beatriz Leal Riesco*, Daniela Liso, Margherita Loffreddi, Raffaella Losapio, Franco Losvizzero, Simonetta Lux, Renata Maccaro, Flavio Marcozzi, Marie-Héléne, Riccardo Menghini, Mario Menicheri, Paola Maola, Alessia Mari, Isabella Mari, Mario Marredda, Davide Marzattinocci, Elisabetta Mindopi, Roberta Melasecca*, Daniela Monaci, Romina Mosticone, Hannah Nassisi, Carny Nilsson, Lara Pacilio, Federico Palli, Marco Palombelli, Maddalena Panichelli, Lacramioara Pascu, Petru Pascu, Massimo Lorenzo Petrucci, Pierluigi Policastro, Pietro Policastro, Antonio Quaranta, Gaetano Quaranta, Rebecca Quaranta, Federica Quaranta, Claudia Quintieri, Sara Palombi, Monica Pirone, Anna Pizzo, Flaminia Pochetti, Karen Politi, Giorgia Ramunni, Matilde Ricci, Attilio Rocca, Marilen Rocca, Giuliano Rocca, Paola Romoli Venturi, Silvia Saddi, Sara Savini, Alessandra Scerrato, Sara Schaffer, Monica Serrano, Massimo Silletti, Leonardo Silo, Simone Silo, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Andrea Giovanni Tilocca, Jessica Tilocca, Tony, Gabriela Torres Gonzales, Francesco Trippodo, Mauro Trippodo, Francesca Tulli, Rezarta Ulqinaku, Valentina Vianello, Benedetta Vozza, Katerina Xekaloy, Yaelle, Fiorenzo Zaffina, Maria Franca Zoroddu, Gaetano Zampogna*, Chiara Zuddas

 

*Persone che hanno partecipato on-line.

Purtroppo ancora alcune firme risultano poco identificabili.

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SOLA Lì RIMASE SPERANZA

Progetto di Roberta Maola

Testo critico di Beatriz Leal Riesco

21 Dicembre 2019 ore 17.00 - 22.00 e 22 Dicembre 2019 ore 10.00/13.00 - 15.00/ 20.00 |

MACRO ASILO – Black Room – Via Nizza 138 | Roma

 

“Apri la porta e accendi la luce"

2017 Disegno Matita su carta 24\24 cm inserito in una struttura cubica in legno e vetro 30\30\30 cm

        Collezione del MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove Metropoliz, Roma

“Apri la porta e accendi la luce” è un’opera che meta-comunica sulla collocazione stessa per la quale è stata concepita: il MAAM Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia. Se è vero che, come ha dichiarato il curatore del Museo,l’antropologo Giorgio De Finis, “…la vita, con i panni stesi, i giocattoli abbandonati, le sedie, i mobili, i materassi, ecc. (…) qualche volta non sai bene se sono un’opera o no.”, con questo lavoro si vuole sottolineare l’organicità della comunità, che dal 2009 vive nell’ex stabilimento Fiorucci, al progetto del Maam. I suoi due piccoli rappresentanti, ritratti con matita su carta mentre partecipano come spettatori divertiti ad una delle iniziative del Museo, diventando così a pieno diritto parte della sua vita culturale e della sua anima inter-culturale. 
L’opera immortala il compimento del processo di fusione di due realtà: quello di chi non ha un posto nel mondo e quello di quanti, fra artisti, intellettuali o semplici abitanti del quartiere, vedono nell’arte una barricata per difendere la propria umanità nel contesto anomico (nell’accezione mertoniana del termine) della metropoli. 
L’opera ha anche un carattere interattivo con lo spettatore che deve aprire la porta ed accendere la luce per osservare il ritratto contenuto in essa. Metafora dell’aprire una porta ed accendere una luce sulla realtà scomoda di un’infanzia relegata ai margini della società e precaria nella soddisfazione dei bisogni più elementari. Tuttavia l’atto intenzionale di accedervi, piuttosto che evitare e rimuovere, ci regala un conforto gratuito ed involontario in virtù della giocosità che persiste nelle condizioni più estreme grazie alla smisurata resilienza di chi non solo sopravvive, ma vive.

Lelio Bizzarri

Roma, Ottobre 2017

Testo in catalogo

Il destino è uno scrigno esclusivo, un territorio aperto e chiuso. Se guardiamo al suo interno osserviamo il tempo compiuto, ma di quanto dovrà accadere non si conosce nulla, solo qualche presentimento, qualche intuizione. Roberta Maola disegna uno scrigno in uno scrigno, come un destino nel destino, fino al fondo di un malinconico segreto; occhi innocenti e vivaci di fanciulli che trattengono il sapore di un mondo incerto, tuttavia ancora vivo e ricco di speranze riposte nella bellezza semplice di uno scambio, di una relazione, di un affetto, di un legame. L’opera rivela la preziosità dei beni noti, esaltando l’urgenza di trascorrere la vita riscoprendoli.

Annarita Borrelli

Roma, Novembre 2017

“Apri la porta e accendi la luce” (Open the door and turn the light on) meta-communicates about the location for which it was conceived: the MAAM Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia. According to the curator of the Museum, the anthropologist Giorgio De Finis "... life, with its hung clothes, abandoned toys, chairs, furniture, mattresses, etc. (...) sometimes you wonder if they are artworks or not", and this work highlights the organic nature of the community that has been living in the former Fiorucci Factory since 2009, within the Maam project. Its two small representatives are portrayed with pencil on paper while participating as amused spectators to one of the initiatives of the Museum, thus becoming a fully entitled part of its cultural life and inter-cultural soul.

The work immortalizes the completion of the process of fusion of two realities: on one hand, those who have no place in the world and, on the other hand, artists, intellectuals or simple inhabitants of the neighbourhood who see art as a barricade to defend their humanity in the anomic (in the Mertonian meaning of the term) context of the metropolis.

The work also has an interactive character since the viewer must open the door and turn the light on to see the portrait. Metaphor of opening a door and turning the light on the uncomfortable reality of a childhood relegated to the margins of society, and precarious in the satisfaction of the most basic needs. However, the intentional act of accessing it, rather than avoiding and removing, gives us free and involuntary comfort by virtue of the playfulness that persists in the most extreme conditions due to the great resilience of those who not only survive, but thrive. 

 

 

Lelio Bizzarri

Rome, October 2017

 

Destiny is an exclusive treasure chest, an open and closed territory. If we look inside, we can see our past, but we do not know what the future will bring us, there are a few presentiments only, some intuitions. Roberta Maola’s chest is inside another chest, like a destiny into the destiny, to the bottom of a melancholic secret; innocent and lively eyes of children preserving the flavour of a world that is uncertain but still alive and full of hopes, such as the simple beauty of an exchange, a relationship, an affection, a bond. The work reveals the magnificence of well-known values, underlining the urgency to rediscover them during life.

Annarita Borrelli

Rome, November 2017