DOVE SI TROVA LA SPERANZA

Per il suo primo progetto artistico al MACRO Asilo, Roberta Maola ci propone un esercizio di partecipazione e creazione congiunta dell’opera. Trascendendo l’atto di ricezione passiva dell’oggetto artistico e la paternità del genio individuale classici, l’artista ci invita alla contemplazione intima dei dettagli di un disegno iperrealista per poi coinvolgerci in una performance collettiva, semplice in termini di materiali e realizzazione, quanto complessa in termini di proposta concettuale. 

 

L’installazione “Sola lì rimase Speranza” nasce dall’esigenza dell’artista di ricercare risposte collettive al periodo storico complesso in cui viviamo. Bombardati da varie crisi (climatica, umana, sociale, politica ed economica) le donne e gli uomini contemporanei vivono gli effetti di tali crisi sulla propria pelle nella solitudine, in isolamento e nella freddezza emotiva, anche se queste e altre preoccupazioni sono normalmente relegate ai margini e considerate problemi minori rispetto ai problemi di maggiore portata (o presunti tali).

 

Il progetto è apparentemente semplice: il punto di partenza è il disegno a matita su carta di una confettiera ornamentale in cristallo di Boemia (“Empatia-Oggetto smarrito”), che provoca una forte risposta emotiva, sia per la sua virtuosa fattura iperrealista, sia per la dissonanza percepita dallo spettatore che legge la scritta Empatia sull’etichetta legata all’oggetto rappresentato. Ed è questa dissonanza che porta chi osserva a stabilire dei rimandi e delle connessioni presenti con gli effetti dell’apertura del mitico vaso di Pandora. Partendo, infatti, dallo stesso oggetto, soggetto del suo disegno, l’artista propone al visitatore un’installazione aperta permeabile, in cui tutti, nessuno escluso, sono chiamati a inserire la propria risposta scritta alla domanda: “Di cosa è fatta la Speranza?”. 

 

Di fronte alla lettura veloce e acritica dell’informazione delle reti sociali e delle piattaforme di consumo audiovisivo, concepite per addomesticarci e condurci a un binge-watching sterile e infinito, questa installazione ci obbliga innanzitutto a una riflessione attenta, seguita poi da una chiamata all’azione. Ci troviamo davanti a un coraggioso gesto trasformatore della pulsione visiva in pensiero; un pensiero che diventa testo per trasformarsi, in ultimo, in una voce collettiva ma non per questo priva d’identità, La trasformazione dello spettatore in autore collettivo continua per tutto la durata del progetto, che avrà luogo nella Black Room del museo il 21 e il 22 dicembre. Le attività propongono una cacofonia di voci, incontri e dibattiti sulla speranza che rimarranno impressi nella memoria dei partecipanti.

 

L’arte intesa come strumento che provoca la riflessione e invita all’incontro, quando la democrazia partecipativa è in crisi e dovrebbe essere rielaborata, ha creato l’esigenza di aprire le porte del museo a corpi, esperienze ed esseri umani esclusi e umiliati dai discorsi generalisti dei mezzi di comunicazione. Relegate ad uno sguardo fluttuante tra disprezzo, pena e invisibilità per mera alterità, le vite, le ansie e le preoccupazioni di tutti coloro che si ritroveranno nella Black Room occuperanno un luogo separato. Come dimostra Roberta Maola, la democrazia reale partecipativa si ottiene grazie alla mobilitazione dell’arte nella sua capacità di obbligarci al pensiero condiviso in comunità. Tanti saranno gli ospiti che, durante questo tempo sospeso, porranno la questione di come l’arte contemplativa e isolata di una volta, abbia perso la sua capacità critica nel mondo attuale fatto d’immagini iper-reali e ripetizione di luoghi comuni, e di come ciò ci ponga di fronte all’urgenza di cedere il passo ad una nuova visione che vede nell’arte uno strumento per la collettivizzazione e l’apertura, dalla sua concezione alla sua concretizzazione materiale, che proponga valori come il rispetto, la solidarietà e l’atto dell’ascolto, riconsegnando ai partecipanti un’umanità umiliata dalla dittatura del capitale.

 

Il percorso artistico di Roberta Maola, fino ad oggi caratterizzata da disegni iperrealisti a matita su carta realizzati con impressionante maestria e minuziosità, compie con questo progetto un passo in avanti, dimostrando la sincronia dell’artista con il suo tempo e collocandola al centro, affinché in futuro possa occupare differenti spazi di riflessione e di esercizio della democrazia diretta.

Beatriz Leal Riesco

Spagna Dicembre 2020

The place where we find hope)

 

For her first project at MACRO Asilo, Roberta Maola proposes an exercise of participation and collective creation of the artwork. Transcending the classic concepts of passive receipt of the artwork and individual authorship of the genius, the artist invites us to start from an intimate contemplation of the details of a hyper realistic drawing and guides us through a collective performance, which is simple in terms of materials and realization, but rather complex from the conceptual point of view.

 

The artwork “Sola lì rimase Speranza” comes from the artist’s need to search for collective answers in the current complex historical period. Distressed by many crisis (environmental, human, political and economic), contemporary men and women live the effect of such crisis on their skin in solitude, isolation and with emotional detachment, however those and other similar issues are often relegated to the margin and considered of minor importance in comparison with the so-called “major issues”.

 

The project is apparently simple: the starting point is a pencil-on-paper drawing of a Bohemian crystal favour box (“Empatia-oggetto smarrito”) which provokes a strong emotional reaction, not only for its virtuous hyper realistic style but also for the dissonance created in the observer who reads the word “Empathy” on the label attached to the observed object. Such a dissonance induces the observer to establish present connections and memories with the effects of opening Pandora’s box. In fact, starting from the same object, the subject of her drawing, the artist offers an open and permeable installation to the audience, where everyone is asked to insert a written answer to the question: “Di cosa è fatta la Speranza?” (What is hope made of?)

                  

Contrary to the fast and uncritical nature of the information offered by social media and consumers audio-visual platforms, conceived to domesticate and guide us through an acritical and continuous binge-watching, this installation forces us into a paused reflection followed by a call to action. It is a brave act of transformation of the visual impulse into thought, and such a thought becomes a text and finally a voice that is collective but not devoid of identity. The transformation of the observer into a collective author continues during the whole performance which will take place in the Black Room of the museum on December 21 and 22. The activities include a cacophony of voices, meetings and debates about hope that will be impressed in the audience memory.

 

Art is conceived as a means for provoking reflection and an invitation to meet up when participatory democracy is in crisis and should be reworked, creating the need to open the doors of the museum to bodies, experiences and human beings that are excluded and humiliated by the general arguments offered by the media. Relegated and looked with a mixture of disdain, contempt and invisibility for mere otherness, the lives, anxieties and worries of all the people in the Black Room will occupy a separate place. As Roberta Maola demonstrates, real participatory democracy is achieved through art in its capacity to force us into community-shared thinking. During this suspended time, many guests will focus on how the contemplative and isolated art of the past has lost its critical capacity in the present world made of hyper-real images and repetitions of commonplaces, and why we need a new vision of art as a tool for collectivization and openness, from its conception to material realization, with values such as respect, solidarity and the act of listening, honouring the participants’ humanity, which is humiliated by the dictatorship of capital.

 

The career of Roberta Maola, previously characterized by hyper-realistic pencil-on-paper drawings realized with impressive mastery and meticulousness, makes a step forward with this project by demonstrating the synchronicity of the artist with the present time, placing herself at the centre in order to occupy new different spaces for reflection and to exercise direct democracy in the future.

 

Beatriz Leal Riesco

Spagna Dicembre 2020

“DISSONANZE”

 

“Dissonanze ci presenta un’artista che ha raggiunto la maturità nell’esecuzione tecnica e nella capacità comunicativa delle sue opere. Formatasi nel campo della psicologia e delle arti plastiche, la produzione artistica di Roberta Maola riunisce prassi e ricerca di questa disciplina scientifica con una prolungata passione per  l’arte. Rimanendo nel solco aperto dal movimento iperrealista ed evitando l’uso delle tecniche digitali attualmente molto in voga, Maola ricorre a materiali e tecniche classiche come la matita e l’olio, avvalendosi della fotografia come strumento del suo processo creativo. Muovendosi all’interno della tendenza iperrealista, caratterizzata dal riprodurre un’immagine sulla tela nella maniera più obiettiva possibile per creare l’illusione di una realtà privata di qualunque emozione, l’obiettivo dell’artista in questo caso si amplia nell’analisi dei processi cognitivi della mente umana. Le sue opere sono frutto di una ricerca profonda e suggestiva che pone lo spettatore in una posizione scomoda e di riflessione attiva, provocandolo ed a volte disturbandolo, rompendo le sue aspettative per immergerlo in uno spazio non transitato o coscientemente rimosso per evitare i suoi effetti rivelatori (“Ritratto di un amore”, “Non tutto si ripara”). In questi giochi di lettura proposti allo spettatore affiorano ansie collettive ed individuali, che convertono le opere in specchi riflettenti e deformanti, davanti ai quali il nostro essere più profondo   si vede forzato a mostrarsi in un atto di sincerità analitica. Accompagnano alcune opere le poesie del Rockpoeta genovese Daniele Verzetti, ospite speciale che si esibirà in un suo reading in occasione del vernissage, aprendo così un nuovo spazio di dissonanze artistiche e cognitive che, amplificando la potenza generata dalle opere dell’artista, ci invitano a dialogare attraverso il linguaggio della poesia.” 

 

Beatriz Leal Riesco

Spagna Marzo 2015

"Dissonanze” is the work of an artist who has reached maturity in the technical execution and ability to communicate of her works.  Roberta Maola studied psychology and plastic arts, and her artistic production brings together the practice and research of this scientific discipline with a prolonged passion for art. Sticking by the hyper-realistic movement and avoiding the use of the so popular digital techniques, Maola uses classic materials and techniques, such as pencil and oil, and photography as instruments of her creative process. Within the hyper-realistic trend, characterized by the reproduction of an image on canvas in the most objective way possible to create the illusion of reality deprived of any emotion, here the artist's objective expands in the analysis of the cognitive processes of the human mind. Her works are the result of a profound and suggestive research that pushes the viewers in an uncomfortable position of active reflection, challenging and sometimes annoying them, breaking their expectations to bring them to a space that is isolated or consciously removed to avoid its revealing effects ("Ritratto di una amore", Portrait of a love, "Non tutto si ripara” Not everything can be fixed). Such reading options offered to the viewer, reveal collective and individual anxieties which convert the works into reflective and deforming mirrors, forcing our deepest self to an act of analytical sincerity. Some works are accompanied by the poems of the special guest Daniele Verzetti, Genoese Rockpoet, who will perform in a reading on the occasion of the vernissage, thus opening a new space of artistic and cognitive dissonances which, while amplifying the power generated by the artist's works, invite us to interact through the language of poetry. "

 

Beatriz Leal Riesco

Spain, March 2015

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