installazioni

 

“Apri la porta e accendi la luce"

2017 Disegno Matita su carta 24\24 cm inserito in una struttura cubica in legno e vetro 30\30\30 cm

        Collezione del MAAM - Museo dell'Altro e dell'Altrove Metropoliz, Roma

“Apri la porta e accendi la luce” è un’opera che meta-comunica sulla collocazione stessa per la quale è stata concepita: il MAAM Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia. Se è vero che, come ha dichiarato il curatore del Museo,l’antropologo Giorgio De Finis, “…la vita, con i panni stesi, i giocattoli abbandonati, le sedie, i mobili, i materassi, ecc. (…) qualche volta non sai bene se sono un’opera o no.”, con questo lavoro si vuole sottolineare l’organicità della comunità, che dal 2009 vive nell’ex stabilimento Fiorucci, al progetto del Maam. I suoi due piccoli rappresentanti, ritratti con matita su carta mentre partecipano come spettatori divertiti ad una delle iniziative del Museo, diventando così a pieno diritto parte della sua vita culturale e della sua anima inter-culturale. 
L’opera immortala il compimento del processo di fusione di due realtà: quello di chi non ha un posto nel mondo e quello di quanti, fra artisti, intellettuali o semplici abitanti del quartiere, vedono nell’arte una barricata per difendere la propria umanità nel contesto anomico (nell’accezione mertoniana del termine) della metropoli. 
L’opera ha anche un carattere interattivo con lo spettatore che deve aprire la porta ed accendere la luce per osservare il ritratto contenuto in essa. Metafora dell’aprire una porta ed accendere una luce sulla realtà scomoda di un’infanzia relegata ai margini della società e precaria nella soddisfazione dei bisogni più elementari. Tuttavia l’atto intenzionale di accedervi, piuttosto che evitare e rimuovere, ci regala un conforto gratuito ed involontario in virtù della giocosità che persiste nelle condizioni più estreme grazie alla smisurata resilienza di chi non solo sopravvive, ma vive.

Lelio Bizzarri

Roma Ottobre 2017

Testo in catalogo

Il destino è uno scrigno esclusivo, un territorio aperto e chiuso. Se guardiamo al suo interno osserviamo il tempo compiuto, ma di quanto dovrà accadere non si conosce nulla, solo qualche presentimento, qualche intuizione. Roberta Maola disegna uno scrigno in uno scrigno, come un destino nel destino, fino al fondo di un malinconico segreto; occhi innocenti e vivaci di fanciulli che trattengono il sapore di un mondo incerto, tuttavia ancora vivo e ricco di speranze riposte nella bellezza semplice di uno scambio, di una relazione, di un affetto, di un legame. L’opera rivela la preziosità dei beni noti, esaltando l’urgenza di trascorrere la vita riscoprendoli.

Annarita Borrelli

Roma Novembre 2017

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